Onorevoli Colleghi! - Dopo decenni di reticenze e di silenzi finalmente nel corso di questi ultimi anni hanno cominciato a emergere notizie, riscontri e rivelazioni sui tristi fatti che insanguinarono il nord d'Italia, e specialmente l'Emilia-Romagna, nel periodo dell'immediato dopoguerra. Si tratta però, al momento, di rivelazioni e di scoperte parziali, episodiche e viziate da polemiche: né manca il sospetto che le luci parziali che si vanno accendendo possano servire a creare ombre più profonde.
      L'aprirsi di qualche spiraglio, tuttavia, ha contribuito a ridestare nella società un desiderio di conoscenza e di verità; desiderio che molti conservavano in cuore ma che, fino a qualche tempo fa, sembrava impossibile realizzare. Non a caso, l'attuale momento politico del Paese è caratterizzato da una revisione storica del passato, tesa a riconciliare la comunità nazionale su fatti che l'hanno profondamente divisa soprattutto nel dopoguerra.
      La vicenda delle foibe e il modo civile con cui è stata affrontata, sono emblematici di un mutato clima sociale e politico del nostro Paese.
      È innegabile che fra il 1944 e il 1948 ci fu, in molte realtà del nord Italia e dell'Emilia-Romagna in particolare, un terrore di massa che, in nome della Resistenza ma, in realtà in un'ottica marxista, colpì vari innocenti fra cui cattolici e laici, colpevoli soltanto di credere ai valori della libertà e del solidarismo.
      Di tutto questo non è mai stato fatto cenno nelle iniziative promosse e finanziate dai governi nazionali succedutisi in questi anni e dagli enti locali, preferendo spesso enfatizzare la vicenda della Resistenza senza tentare, ad esempio, una seria analisi storica della sua reale dimensione e del consenso effettivo riscontrato presso l'opinione pubblica. Si sono sempre ricordati giustamente i massacri ad opera dei nazifascismi, ma nulla è stato detto sulla pagine oscure della Resistenza e sulle motivazioni di quei partigiani che combatterono una dittatura non certo per ripristinare la libertà, ma per instaurarne una

 

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di segno opposto ed altrettanto, se non di più, brutale come quella comunista.
      In questo senso si è preferito collegare la nascita della Repubblica all'antifascismo, mentre sarebbe stato opportuno e doveroso fare riferimento all'antitotalitarismo e ad ogni forma di dittatura.
      Il richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, in sé giusto se riferito ad ogni forma di totalitarismo, è servito, in questi anni, a certe forze della sinistra per mascherare la loro natura antidemocratica e legittimarle di fronte all'opinione pubblica, nonché per attenuare la pesante responsabilità che esse ebbero nel creare, in molte zone d'Italia e soprattutto in Emilia-Romagna, un clima da guerra civile e nel contrastare violentemente le scelte sulle quali oggi si riconosce l'intero popolo italiano.
      Si tratta ora di cogliere questa tensione della società, di governarla e di soddisfarla evitando strumentalizzazioni, polemiche faziose, accuse indiscriminate e assoluzioni altrettanto indiscriminate.
      Spente le passioni di quel periodo, placatasi forse l'acerbità dei lutti, maturate le condizioni per una indagine seria ed obiettiva sul piano storico e politico, sembra doveroso promuovere una ricerca ad ampio raggio su questi temi.
      Non si intendono rialzare vecchi steccati, né risvegliare divisioni o dolori. Si mira invece a comporre tutto alla luce della verità; perché solo nella verità sarà possibile chiudere definitivamente le pendenze che per oltre cinquant'anni sono rimaste aperte. Da diverso tempo e da molte parti pervengono richieste per un'iniziativa al riguardo. La chiedono le famiglie colpite da fatti di sangue. La chiedono le associazioni della Resistenza.
      La chiedono le nuove generazioni, che rifiutano tanto le mitizzazioni che le demonizzazioni. La chiedono infine, le nostre coscienze.
      Per questo si presenta questa proposta di legge che, fuori e contro ogni strumentalizzazione per ogni partito preso, tende a ricercare e a scoprire, per quanto ancora possibile, la verità sui fatti del dopoguerra e, sulla base della verità, riabilitare gli uccisi incolpevoli, riconoscere dignità a tutti i morti, consentire a tutti gli stessi colpevoli ormai esenti da rischi di punizione, di riacquistare la libertà interiore e la pace che derivano dal riconoscimento delle proprie responsabilità; e insieme tende a ricostruire e a documentare, sempre con intenti di verità storica, la situazione, la lotta politica e le tensioni sociali degli anni dell'immediato dopoguerra.
      La presente proposta di legge prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, che chiarisca finalmente la verità storica di quell'oscuro e tormentato periodo.
      L'articolo 1 istituisce la Commissione parlamentare di inchiesta sulla violenza politica negli anni 1944-1948.
      L'articolo 2 disciplina la composizione, il funzionamento e la durata della Commissione.
      L'articolo 3 fissa i poteri della Commissione.
      L'articolo 4 detta l'obbligo del segreto per i componenti della Commissione e per il personale addetto.
      L'articolo 5 disciplina l'organizzazione dei lavori della Commissione, nonché le spese per il suo funzionamento.
 

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